La gioia di conoscere Dio, il Salvatore


Mi chiamo Marco. Sono nato a Reggio Emilia, e sono cresciuto in una famiglia abbastanza religiosa, dove si crede e si ha rispetto per Dio; mia madre infatti, fin da bambino, mi portava ogni domenica mattina a messa, mentre il sabato andavo a confessare i miei peccati al prete. Per "penitenza" dovevo dire il "Padre nostro", "l'Ave Maria" o "l'Atto di dolore".
Al catechismo mi insegnavano il valore del FARE le buone opere, o come bisognava COMPORTARSI bene per piacere a Dio.
Crescendo avevo perso il desiderio di andare in chiesa spontaneamente perché mi sentivo come "accettato" da Dio in base a quello che facevo, da un Dio che metteva sulla bilancia i miei peccati da una parte e le buone opere dall'altra.
Il mio rapporto con Dio diventò così un obbligo più che un piacere, e pian piano smisi anche di frequentare la messa e confessarmi.
Non ero affatto un bravo ragazzo; se Dio mi avesse "pesato" il mio destino sarebbe stato l'inferno.
Iniziai nel frattempo le scuole superiori, dove mi applicavo giusto per avere la sufficienza; la mia vita privata non era certo di quelle da prendere come esempio. Facevo quello che mi piaceva di più: divertirmi con gli amici, bere alcoolici… ma più di tutto, ogni domenica seguire la squadra di calcio sempre in mezzo agli "Ultras".
Durante l'ultimo anno di scuola accadde però l'incredibile: un compagno di scuola, sapendo che ero di famiglia religiosa, iniziò a
    
chiedermi cosa pensavo di Dio, della salvezza, della Bibbia e della vita eterna, e vedendo il mio interesse, mi spiegò il "piano della salvezza".
All'inizio non ci credevo così tanto: dovevo riconoscermi peccatore, accettare il perdono di Dio dato come dono attraverso Gesù Cristo morto in croce e resuscitato, chiedergli attraverso una preghiera di entrare nel mio cuore e diventare il mio personale Salvatore e Signore ed avrei avuto la vita eterna… tutto qui?
Ebbene sì!!  Mentre i "religiosi" mi facevano credere che io ero accettato da Dio in base alle mie opere e che avrei potuto avere la vita eterna solo COMPORTANDOMI o FACENDO del bene (e che fino alla fine della mia esistenza non avrei mai saputo con certezza se avessi guadagnato il Paradiso oppure no) meditando sulla scrittura si trova completamente l'opposto.
Ma poteva essere vero che un buono a nulla, un bestemmiatore, un ubriacone, un peccatore come me, uno che voleva liberarsi dai propri peccati con le buone opere, poteva ricevere il perdono dei propri peccati solamente credendo nel sacrificio di Cristo?
Sì.
Infatti dal giorno in cui ho piegato le mie ginocchia e ho riconosciuto con parole semplici di essere un peccatore bisognoso di salvezza, chiedendo all'unico e vero Salvatore, Gesù Cristo, di purificarmi dai miei peccati con il suo sangue versato sulla croce, ho ricevuto gratuitamente in dono e NON PIU' PER OPERE, la vita eterna promessa da Dio.
Per 18 anni la religione e coloro che la amministrano mi avevano convinto che dovevo fare, operare, comportarmi bene per piacere a Dio in modo che Lui mi accettasse in Paradiso.
In 18 minuti, grazie a quell'amico, ho capito che la salvezza è per grazia mediante la fede e non per opere, ma che è un dono di Dio attraverso Gesù Cristo (e che si può accettare o rifiutare).
In 18 secondi mi sono convertito, chiedendo con parole semplici attraverso una preghiera a Gesù Cristo di pagare i miei peccati, dai quali con i miei sforzi, non riuscivo a liberarmi.
Ora ho la gioia di conoscere il mio Dio, il mio Salvatore e posso affrontare le difficoltà di ogni giorno sapendo che ogni peccato è stato già pagato da Lui e che alla fine della mia vita "terrena", mi aspetta quella eterna con Lui.
Ti lascio con un versetto scritto nel libro dell'Apocalisse cap 1 - vers 5:

"Gesù Cristo, ... Lui che ci ama e ci ha liberati dai nostri peccati col suo sangue".

Dio ti benedica!
Marco