Il futuro dei nostri morti



Gesù le disse:
«Io sono la risurrezione e la vita;
chi crede in me,
anche se muore, vivrà;
e chiunque vive e crede in me,
non morirà mai.
Credi tu questo?»

(Giovanni 11:25, 26)
Quella mattina del 1° di novembre, alla mia nascita, amici, parenti, vicini di casa… dicevano: “Lo hanno portato i morti!”, con la tradizionale scusa che i morti portano doni ai bambini. Mia madre, ancora dolorante a motivo del parto, rispondeva: “Altro che morti, l’hanno portato i vivi !”.
A parte questo episodio, la commemorazione dei defunti è una ricorrenza molto sentita in ogni epoca. In giro si respira una gradevole aria di festa, profumata da milioni di fiori, preparati con cura e amore per i propri defunti. Il loro ricordo, fresco o antico che sia, suscita sempre profonda commozione.
Parlando di “festa” dei morti, bisogna dire che la prima parola indica giubilo, gioia, tripudio, in contrasto a dolore, morte… questa festa, se pur bagnata dalle lacrime, rimane tale, perché l’affezione familiare che Dio ha messo nei nostri cuori è molto forte, e sicuramente anche perché Dio vi ha messo pure il pensiero dell’eternità (Ecc. 3:11).
In questa festa ci si riunisce nelle famiglie come se i nostri defunti fossero con noi, come se la morte non ci avesse mai separati. Immedesimandomi con tutti quelli che hanno sofferto e soffrono per la perdita di un loro caro, posso dire che quando mia madre “si è addormentata”, con la mia famiglia abbiamo annunziato il fatto partecipando non soltanto il nostro dolore, ma anche la nostra gioia, poiché una mamma in più in paradiso era l’aspetto che ci consolava di più. Sembrava un sogno che non era più fra di noi, mentre poco tempo prima potevamo guardarla, toccarla, parlarle…
In quei giorni avevamo capito in modo più tangibile quanto sia vicino e reale l’aldilà. Da credenti però possiamo dire che saperla col Signore, più felice e sorridente di quanto lo era qui sulla terra, ci riempie il cuore di gioia e di ringraziamento, anche per la speranza viva e certa che un giorno la riabbracceremo nel suo splendore, senza malattie né dolori.
Prima di partire ci disse di salutare tutti quanti con un “Arrivederci nel Signore!”. L’arrivederci non è un saluto superficiale, ma è molto profondo ed importante, perché anche se con la nostra cara mamma non ci vedremo più in questo mondo, è sicuro che custoditi nella stessa fiducia alle promesse di Gesù, ci rivedremo in cielo. Possa essere così per tutti, che questo giorno di “Festa dei morti” possa diventare, credendo in Gesù, la “Festa dei vivi”. Infatti le Sante Scritture riferendosi ai credenti già trapassati non parlano di morti ma di “...quelli che dormono” (1Tes. 4:13/18), e anche Dio stesso si definisce non l’Iddio dei morti ma dei vivi (Mt. 22:32). Così, ogni uomo, credendo, potrà rinnovare con fede verso i propri cari un saluto di certezza, e come noi potrà dire:

“Arrivederci a casa mamma!”