Viaggio in Abruzzo

Nel mese di Aprile gruppo in viaggioil nostro Paese è stato colpito da una grande catastrofe. Una regione, l’Abruzzo, e inparticolare unacittà, l’Aquila, sono state messe in ginocchio da un violento terremoto. Le terribili scene viste in televisione, e le notizie dateci dai nostri fratelli in fede colpiti in prima persona, ci hanno spinti a intraprendere questo viaggio. Così un gruppo di otto giovani della nostra assemblea è partito alla volta dell’Aquila, consapevoli del fatto che non sarebbe stato un viaggio di piacere, ma fiduciosi nell’aiuto e nella protezione di Dio. La nostra aspettativa era quella di trovare una città devastata, ma giunti nelle zone colpite tutto era apparentemente normale. Addentrandoci poi tra i palazzi della prima periferia, ci siamo invece resi conto di quanto grave fosse la situazione.

Tutti gli edifici erano fortemente lesionati alla base, con vistose crepe e talvolta senza pareti esterne. palazzo crollatoIntorno ai palazzi deserti la gente si aggirava tristemente e si poteva notare che non solo i palazzi erano stati colpiti, ma soprattutto il cuore delle persone, che, guardando incredule, si rendevano conto di aver perso tutto quello per cui avevano duramente lavorato.

In ogni spazio disponibile erano state montate delle tende per ripararsi, per quanto possibile, dal freddo e dalla pioggia. Ma tutto intorno regnava un clima di desolazione, smarrimento e paura.

Poco dopo il nostro arrivo siamo stati divisi in due squadre per poter dare assistenza nei due campi dati in gestione alla Chiesa Evangelica dei Fratelli.

Nel campo di San Sisto la squadra ha aiutato nella pulizia della tenda che è stata poi allestita e adibita a refettorio e attività ricreativa. La distribuzione dei pasti è stata una bella occasione di servire e di mostrare la nostra solidarietà alle persone colpite da questa tragedia. È stata anche l’occasione per capire i loro sentimenti, il loro stato d’animo e il loro sconforto. Questo ci ha permesso di capire in che modo poter dare loro un messaggio di speranza, anche quando la speranza sembra non esserci più: il messaggio del Vangelo.

Nel campo di Cansatessa la squadra, coordinata della protezione civile, ha scavato una traccia per interrare i cavi elettrici e rendere sicura la zona della tendopoli. Nelle stesse ore sono arrivate le stufe elettriche da distribuire nelle varie tende e le sedie per i pasti.

Nella mattina della domenicaculto sotto la tenda abbiamo partecipato al culto con i fratelli della chiesa locale e alcuni ospiti, sotto il tendone di un campo da tennis. Con canti e preghiere abbiamo lodato il Signore nonostante un momento così difficile, eppure consci che tutto era sotto il controllo del nostro Dio. Siamo rimasti edificati dall’atteggiamento dei credenti colpiti che, anziché essere arrabbiati con Dio, erano veramente desiderosi di cogliere questi momenti per parlare dell’amore di Dio alle persone.

Come speravamo e pregavamo, con il lavoro è arrivata anche l’occasione di testimoniare alle persone di ciò che Dio fa nel cuore degli uomini. Testimoniando a un ragazzo che studia in un seminario cattolico, abbiamo parlato di come il Signore ci invita a cercarlo nella Sua Parola (la Bibbia) e a conoscerlo personalmente. Con lui abbiamo parlato dell’inutilità della religione che vorrebbe portarci a meritare un posto nei cieli, mentre Efesini 2:8-10 afferma che non è per le opere che siamo salvati, ma per la fede nel Suo figlio Gesù; Giacomo 2:17 completa il discorso spiegando che le opere sono una conseguenza della fede e la rendono visibile a chi ci sta intorno. Abbiamo anche potuto parlare dell’inutilità di immagini e sculture che rappresentano i vari idoli che arredano le chiese cattoliche, e di Maria che non può essere mediatrice tra noi e Dio, perché, come afferma Paolo in 1 Timoteo 2:5, v’è un solo mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù uomo.

Con palazzi desertiquesto viaggio abbiamo partecipato al dramma di tante vite umane che ha lasciato il segno e ci spinge a fare ancora di più. L’atmosfera che avvolge la città dell’Aquila fa capire, meglio di mille parole, quanto la vita di ogni uomo sia appesa ad un filo, insieme a tutte le cose che la circondano. Per questo impariamo sempre di più che i nostri sforzi non devono essere volti ad accumulare tesori su questa terra, ma nei cieli, dove sono sicuri e fermi.

 

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