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"Madre"* Teresa di Calcutta...un fallimento!?
Certamente umanamente non si può negare il grande sollievo che Madre Teresa con la sua missione ha portato ai poveri dell'India. Possiamo ben dire che è stata un esempio mondiale. Però, prima di tutto (*) Gesù categoricamente apostrofava che vi è uno solo che può generare spiritualmente e prenderne gli appellativi che ne conseguono, Dio (Matteo 23:8/10). Secondo non c'è uomo che riscattato col sangue di Cristo, suggellato dallo Spirito Santo e fatto partecipe della natura divina (2Pietro 1:4), senta poi aridità, buio, vuoto immenso, angoscia, tristezza... Certo la vita spirituale è un grande combattimento (Efesini 6:12), vi è dolore, lacrime e a volte scoraggiamento, ma mai più sensazioni di vuoto interiore, come i paragoni che evidenzieremo tra Madre Teresa e l'apostolo Paolo Teresa: "Mio Dio, come fa male questa pena sconosciuta; una sofferenza continua, mi hai respinta, mi hai gettata via, vuota, senza fede, senza amore... Perfino quaggiù nel profondo, null'altro che vuoto e oscurità." Paolo: "Sono persuaso che né morte, né vita, né angeli, né principati, né cose presenti, né cose future, né potenze, né altezza, né profondità, né alcun'altra creatura potranno separarci dall'amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore" (Romani 8:38-39). Teresa: "Il cielo non significa niente per me: mi appare un luogo vuoto!" Paolo: "Quanto a noi, la nostra cittadinanza è nei cieli, da dove aspettiamo anche il Salvatore, Gesù Cristo, il Signore... Infatti per me il vivere è Cristo e il morire guadagno... ho il desiderio di partire e di essere con Cristo, perché è molto meglio" (Filippesi 1:21/23; 3:20). Teresa: "Per che cosa mi tormento? Se non c'è alcun Dio non c'è neppure l'anima, e allora anche tu, Gesù, non sei vero... ". Paolo: "Per la grazia di Dio io sono quello che sono..." ora "Se Cristo non è stato risuscitato, vana è la vostra fede; voi siete ancora nei vostri peccati... Se abbiamo sperato in Cristo per questa vita soltanto, noi siamo i più miseri fra tutti gli uomini. Ma ora Cristo è stato risuscitato dai morti, primizia di quelli che sono morti" (1Corinzi 15). Teresa: "Io non ho alcuna fede. La salvezza delle anime non mi attrae". Paolo: "Ecco perché sopporto ogni cosa per amor degli eletti, affinché anch'essi conseguano la salvezza che è in Cristo Gesù, insieme alla gloria eterna" (2Timoteo 2:10). Infine Madre Teresa è stata paragonata a santa Teresa di Lisieux, che sul letto di morte mormorava. "Non credo alla vita eterna...". Paolo: "Sappiamo infatti che se questa tenda che è la nostra dimora terrena viene disfatta, abbiamo da Dio un edificio, una casa non fatta da mano d'uomo, eterna, nei cieli" (2Corinzi 5:1). Pertanto, niente tristezza, "Rallegratevi e giubilate" diceva Gesù, "perché il vostro premio è grande nei cieli" (Matteo 5:12). Queste riflessioni non sono per buttare discredito su Teresa o altri, anzi siamo profondamente addolorati quando sentiamo di qualcuno che passa una triste esistenza senza la vita, la pace e la gioia di Gesù, pertanto il fine che questo articolo si propone è quello di portare a riflettere sulla propria vita spirituale, affinché non si possa cadere in illusioni inutili. Gesù disse: "Attenti dunque a come ascoltate: perché a chi ha, sarà dato; ma a chi non ha, anche quello che pensa di avere gli sarà tolto" (Luca 8:18). Quindi anche l'illusione di avere la vita eterna per qualche nostro merito, ci verrà tolta. Infatti sta scritto:
se dessi il mio corpo a essere arso, e non avessi amore, non mi gioverebbe a niente" (1Corinzi 13:3). In un documentario televisivo facevano vedere Madre Teresa che andava attaccando sul petto dei poverelli medagliette in alluminio raffiguranti la Madonna. Purtroppo non portava la Parola di Dio, ma ha riempito l'India di statue e medagliette di madonne. Per riempire il vuoto dell'anima l'apostolo Pietro predicava che vi è un solo indirizzo, un solo nome, Gesù:
nessun altro nome che sia stato dato agli uomini, per mezzo del quale noi dobbiamo essere salvati" (Atti 4:12). La questione spirituale del nostro cuore e del nostro posto in cielo non è qualcosa da sottovalutare o da delegare ad altri, poiché ne vale della nostra esistenza eterna. Se il nostro cuore fisico, che dura un tempo, si ammala, non prenderemo la cosa con superficialità, o delegheremo il problema ad altri, ma ce ne occuperemo con premure personalmente. Non solo, per la sua guarigione saremo certamente disposti ad andare fino in capo al mondo. Tanto più dovremmo occuparci con premura per la nostra anima, che esisterà eternamente con Dio o lontano da Dio. Purtroppo la terapia per la guarigione dell'anima e della nostra salvezza eterna le religioni l'hanno fatta diventare come qualcosa di impossibile e complicato, con tante cose da fare e da non fare. Con l'inevitabile risultato triste, vago e incerto per come lo esternava Madre Teresa di Calcutta. Ma Gesù non è venuto per complicarci la vita, con infiniti gravosi pesi religiosi, ma a liberare e salvare i peccatori (1Timoteo 1:15), da ogni peso. Infatti sta scritto:
questa è la parola della fede che noi annunziamo; perché, se con la bocca avrai confessato Gesù come Signore e avrai creduto con il cuore che Dio lo ha risuscitato dai morti, sarai salvato; infatti con il cuore si crede per ottenere la giustizia e con la bocca si fa confessione per essere salvati. Difatti la Scrittura dice: «Chiunque crede in lui, non sarà deluso». Poiché non c'è distinzione tra Giudeo e Greco, essendo egli lo stesso Signore di tutti, ricco verso tutti quelli che lo invocano. Infatti chiunque avrà invocato il nome del Signore sarà salvato." (Romani 10:8-13) Con Gesù mai nessuno è rimasto deluso. Ancora oggi, c'è speranza al Calvario per te, gioia, vita, pace e salvezza eterna. Te lo auguriamo! (tratto da maranatha-soon.it)
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