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Rallegrati pure, o giovane! Rallegrati pure, o giovane, durante la tua adolescenza, e gioisca pure il cuor tuo durante i giorni della tua giovinezza; cammina pure nelle vie dove ti mena il cuore e seguendo gli sguardi degli occhi tuoi; ma sappi che, per tutte queste cose, Dio ti chiamerà in giudizio! Bandisci dal tuo cuore la tristezza, e allontana dalla tua carne la sofferenza; poiché la giovinezza e l'aurora sono vanità. Ma ricordati del tuo Creatore nei giorni della tua giovinezza, prima che vengano i cattivi giorni e giungano gli anni dei quali dirai: 'Io non ci ho più alcun piacere'. Ascoltiamo dunque la conclusione di tutto il discorso: Temi Dio e osserva i suoi comandamenti, perché questo è il tutto dell'uomo. Poiché Dio farà venire in giudizio ogni opera, tutto ciò che è occulto, sia in bene, sia in male. (Ecclesiaste 12:1-4,15-16)
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Rallegrati pure, o giovane, perché Dio ha piacere che i giovani siano allegri e si divertano; vuole che per quanto possibile tengano lontano da loro la tristezza e la sofferenza; vuole che abbiano il coraggio di desiderare la loro felicità e di ricercarla. I giovani sani ridono, scherzano e si divertono perché Dio ha voluto farli così. La naturale allegria dei giovani ci ricorda che in origine Dio ha fatto l'uomo per la gioia. La gioventù sana e allegra ci parla di un Dio che è vita, gioia, bellezza, e di un Dio che desidera ardentemente trasmettere qualcosa di queste sue qualità alle sue creature.
Il profeta Zaccaria annuncia la pienezza di vita che negli ultimi tempi tornerà a pulsare in Gerusalemme con queste parole:
Il giovane quindi corre il rischio di considerare il suo giovanile divertirsi come una zona sua propria, un momento di distacco da quel mondo degli adulti in cui ha relegato anche Dio e tutto ciò che ha a che fare con Lui. Corre il rischio di volersi divertire dimenticando la presenza di Dio e della sua legge. E questo lo mette in una situazione infida e pericolosa, che precede l'avvicinarsi di un'infinità di dolori. Un efficace rimedio sta proprio nel permettere a Dio di rinnovare continuamente il suo invito: "Rallegrati". Il giovane che si diverte nell'ambito della legge di Dio può farlo con la buona coscienza di star ubbidendo a un ordine. Dio vuole che il giovane si rallegri. Ma forse è proprio questo che fa sembrare meno divertente il divertimento in Dio. Non è forse vero che il divertimento dei giovani è spesso legato all'idea di trasgressione? e che uno dei giochi più eccitanti sta proprio nell'infrangere le norme fissate dagli adulti? e che si ride più di gusto quando si ride in luoghi e in momenti in cui non si dovrebbe? Come si fa a divertirsi per ordine di Dio? Molto più bello è divertirsi alle spalle di Dio. Per questo è necessario che dopo aver detto: "Rallegrati", si dica anche: "Ma sappi". Sappi, o giovane, che per tutto quello che fai Dio ti chiamerà in giudizio. Se per divertirti hai bisogno di stordirti, di dimenticare che esiste un Dio che ha una sua precisa volontà per te, un giorno sarai costretto a ricordare che i comandamenti di Dio non si possono trasgredire impunemente. Dio è misericordioso, ma non è un bonaccione. L'immagine del vecchio con la barba, oltre a dare l'idea di un Dio che non ha niente da spartire con l'allegria e il divertimento, favorisce anche il pensiero che con un po' di scaltrezza e furberia si possa riuscire a raggirare e abbindolare Dio, proprio come si fa con un vecchio professore rincitrullito. Ma questo è un errore fatale. Dio è misericordioso, ma per conoscere la sua misericordia l'uomo ha soltanto una possibilità: giocare a carte scoperte. Con Dio non si può barare. E neppure si può fingere, o sperare che sia distratto da questioni più importanti.
Ma questo non è attuale, né sul piano evangelistico né su quello educativo. Oggi nessuno è disposto a stare a sentire qualcuno che gli parli di giudizio. Le persone sono al più disposte a subire un'opera di persuasione. Accettano di ascoltarci quando tentiamo di convincerle che quello che gli stiamo proponendo, sia esso l'ultimo modello di aspirapolvere o la salvezza eterna, è proprio quello che ci vuole per loro. E naturalmente si riservano di decidere se accettare o no le nostre proposte. Qualcosa di simile può succedere anche con i nostri figli, che, se va bene, ci stanno a sentire fino a che ci affatichiamo a spiegare loro quanto è bello e vantaggioso seguire il Signore, ma che ritengono chiuso il discorso quando, non essendo convinti dalle nostre parole, pensano di avere il diritto di cercare a modo loro la via che ritengono più consona alla loro felicità. Forse non avremo né la forza né il diritto di trattenerli, ma a noi spetta il compito di dire loro: "Sappi". Sappi che Dio ti chiamerà in giudizio, perché le cose stanno così, che tu ne sia convinto o no. Così sta scritto. Anche nel suo amore e nel suo abbassamento in Cristo, Dio resta Dio. E l'uomo resta uomo. Per questo è necessario che la testimonianza cristiana non trascuri di annunciare il giudizio di Dio, perché anche se adesso sembra che sia l'uomo ad avere la possibilità di giudicare se è il caso o no di prendere in considerazione la parola di Dio, verrà il giorno in cui le cose saranno rimesse al loro posto, e sarà la parola di Dio a giudicare le azioni e le parole dell'uomo, e non viceversa. Ma perché lasciarsi andare a pensieri tetri? Perché non godersi in pace la gaia spensieratezza giovanile, visto che alla "gioconda gioventù" segue ineluttabilmente la "molesta vecchiaia"? Chiediamoci allora: perché s'invecchia? Perché siamo fatti in modo che si comincia bene e si finisce male? Perché non avviene il contrario? Perché non avviene che col passar del tempo gli uomini diventino sempre più sani, più belli, più radiosi? Evitando di cercare risposte profonde, l'uomo di oggi si accontenta della spiegazione tecnologica: il pezzo si usura. E nonostante le amorevoli cure, si logora sempre di più fino a che, prima o poi, qualcosa cede definitivamente e il meccanismo si rompe. E' triste, ma è così. Tanto vale quindi non pensarci troppo e godersi il più possibile gli anni migliori. Vecchiaia e morte vengono visti soprattutto come sgradevoli problemi tecnici con ripercussioni in campo sociale; e la ricerca dei rimedi viene lasciata agli esperti di settore: i medici, i politici, gli assistenti sociali. Ma per la Bibbia le cose non stanno così. Se la giovinezza ci parla della vita, della gioia, della bellezza che sono in Dio, la vecchiaia ci parla della morte, della sofferenza, della bruttezza che sono conseguenza del peccato dell'uomo. Se la gioventù è un invito a glorificare il Signore per la grandezza delle sue opere, la vecchiaia è un invito a fare cordoglio per la devastazione che ha compiuto il peccato dell'uomo. Per questo l'Ecclesiaste dice: "Ricordati". Ricordati del tuo Creatore nei giorni della tua giovinezza. Dunque non dice: ricordati che devi morire, ricordati che un giorno dovrai soffrire. Non instilla nel giovane lo spauracchio dei dolori di domani per rovinargli i piaceri di oggi. Al contrario dice: ricordati del tuo Creatore. Ricordati, mentre stai godendo di cose buone, di Colui che te le sta dando e ti permette di goderne; ricordati di chi ha preparato per te cose piacevoli prima ancora che tu nascessi; ricordati di chi ti sta esprimendo il suo amore concedendoti tutte le cose belle che hai. Ma tu sei un peccatore, e quindi sperimenterai anche tu il giudizio di Dio sugli uomini superbi e ribelli, e te ne tornerai alla terra da cui sei uscito, percorrendo una strada di rinunce e dolori. Tutto questo ti apparirà chiaro quando vedrai le cose belle e buone della giovinezza abbandonarti una dopo l'altra. Ma ricordati ora del tuo Creatore, perché anche se le cose che oggi ti allietano un giorno ti abbandoneranno, Lui non ti abbandonerà. Quindi, non essere spensierato e distratto: non hai bisogno di dimenticare per essere allegro; al contrario, hai bisogno di ricordare. Perciò, ricordati del tuo Creatore. Ma se il ricordo di Dio e della sua bontà agiscono come una forza di attrazione verso il bene, c'è anche qualcosa che agisce come una forza di repulsione nei confronti del male: il timore di Dio. Per questo l'Ecclesiaste dice anche: "Temi". Temi Dio, cioè abbi la consapevolezza che Dio è il Creatore e tu sei una creatura; che Lui ha il diritto di parlare e tu hai il dovere di tacere e di ascoltare; che Lui conosce la realtà e sa qual è il tuo vero bene, mentre tu sei ottuso e cieco proprio quando presumi di saperla lunga. E se ti viene in mente l'idea di provare a vedere quello che succede a trasgredire le leggi di Dio, allora spaventati. Spaventati al pensiero che una piccola creatura come te possa disprezzare l'amore che il Creatore gli manifesta facendogli conoscere quello che è bene per lui, e decida di agire di testa sua su questioni in cui Dio ha già fatto sapere qual è la sua volontà. Spaventati pure, perché ne hai motivo; e questo spavento ti trattenga dal compiere atti insensati che inevitabilmente si ritorceranno contro di te. Ma anche questo è inattuale. Non ci hanno forse detto e ripetuto gli "esperti" che la paura non è mai educativa? Ma non è il caso di farsi intimidire dalle affermazioni sicure degli esperti: sulla base della parola di Dio possiamo tranquillamente dire che non è vero. Siamo così ciechi e presuntuosi, giovani e vecchi, che senza qualche limite esterno che si presenti a noi in forma di spavento non saremmo mai capaci di evitare certi mali da cui ci sentiamo fortemente attratti. Ai piedi del monte Sinai, in un terrificante scenario di lampi e tuoni, accompagnati da un assordante suono di tromba che continuamente e minacciosamente cresce di intensità, il popolo di Dio assiste tremante alla consegna da parte di Dio delle "dieci parole". Mosè si rivolge al popolo e dice:
Il timore di Dio serve quindi all'uomo per evitare i peccati futuri, e non per disperarsi di quelli passati. La tattica di Satana consiste nel dare all'uomo sicurezza e spavalderia prima di peccare, e terrore e disperazione dopo aver peccato. Dio fa il contrario: ci dice "temi" prima che compiamo il male, affinché ce ne asteniamo, e "non temere" dopo che abbiamo peccato, se andiamo a Lui per essere perdonati. L'Ecclesiaste conclude il suo discorso con un'ultima, fondamentale esortazione: "Osserva i suoi comandamenti". Osserva i suoi comandamenti, cioè prendi sul serio la volontà di Dio; e quando essa è espressa in modo chiaro ed univoco nelle Scritture, non metterti a ragionare: mettila in pratica, punto e basta. Abbi insomma, nei confronti dei comandamenti di Dio, un atteggiamento semplice. Ma - si dice oggi, usando un'argomentazione molto diffusa ma anch'essa tutta da dimostrare sulla base della Scrittura - per ubbidire bisogna prima capire. E per capire bisogna che qualcuno spieghi. E se chi spiega non viene giudicato sufficientemente chiaro e convincente, è ovvio che chi deve capire si sente libero di non ubbidire. Questo potrà anche essere vero in tanti casi, ma certamente non vale per i comandamenti di Dio. Per questi è vero esattamente il contrario: chi vuole capire deve prima ubbidire. Il cammino per fede di cui si parla tanto, spesso in modo teorico e astratto, comincia proprio da qui. Quando Dio ha dato un ordine chiaro nella Sua parola, noi che diciamo di credere in Lui dobbiamo essere convinti di due cose:
2) che abbiamo da Lui la forza di metterlo in pratica. In conclusione, rallegrati pure, o giovane, negli anni della tua giovinezza, ma ricordati di Dio e della sua legge nel tempo in cui sono più evidenti i segni della sua bontà verso di te. E soprattutto, ricordati di quello che Dio ha fatto per te in Gesù Cristo. Dio si è ricordato di te. Non commettere il delitto, proprio a causa della forza e del benessere che Dio ti sta concedendo, di dimenticarti di Lui. | |