Il tempo del moggio


Voi siete il sale della terra; ora, se il sale diviene insipido, con che lo si salerà? Non è più buono a nulla se non ad esser gettato via e calpestato dagli uomini. Voi siete la luce del mondo; una città posta sopra un monte non può rimaner nascosta; e non si accende una lampada per metterla sotto il moggio; anzi la si mette sul candeliere ed ella fa lume a tutti quelli che sono in casa. (Matteo 5:14-15)


Se Gesù di Nazaret, il Signore, domandasse a qualcuno, oggi, come lo fece duemila anni or sono, “Chi dite voi ch'io sia?”, fra le tante strane risposte sentirebbe questa: “Tu sei un operaio non integrato”. Qualcuno che si è definito cristiano ha detto questo di Lui. Con tale “qualifica” il Figlio di Dio viene ad essere posto sul piano - nobilissimo, ma improprio rispetto a Lui- di un metalmeccanico, di un caporeparto che contestando la società ingiusta si rifiuta di integrarsi in essa, di farne parte. Or questo vuol dire snaturare la verità.
Se c'è Uno - il solo che meriti la “U” maiuscola che si sia integrato nell'umanità, questi è proprio il Signore. La Bibbia rivela che il Messia, il Figlio unico di Dio, il Dio forte, il Principe della pace, l'Eterno Padre, si è fatto uomo. Nato povero da una vergine povera che lo concepì per spirituale virtù, gradì avere un padre putativo nella persona di Giuseppe: un povero falegname (Egli stesso per lunghi anni praticò quel nobile mestiere). Ebbe, perciò, una famiglia, si inserì nella società, fu in tutto e per tutto “simile agli uomini” salvo la questione del peccato (questo in modo assolutamente integrale).


Il “senza peccato” amico dei peccatori (Matteo 11:19)

Perfettamente integrato nel mondo - senza essere nello spirito del mondo - fu sempre presente dove l'opera diabolica si manifestava a danno delle creature umane. Parlò ed operò esprimendo sempre la ragione essenziale della Sua venuta nel mondo: “distruggere le opere del diavolo” (1 Giovanni 3:8).
Chiunque volle poté beneficiare di Lui, amico dei peccatori.
Se, dunque, integrarsi vuol dire entrare a far parte organica di un insieme, il signore è proprio DIO INTEGRATO. Dio-uomo che vive fra gli uomini. Integrato con tutti.
- Si sottopose alle esigenze che comporta l'avere una famiglia (Luca 2:39-42).
- Si sottopose alle esigenze che comporta il lavoro (Marco 6:3/a).
- Si sottopose alle esigenze che comporta il far parte di una razza (Israele) (Romani 1:4/a).
- Si sottopose alle esigenze che comporta il far parte di una società (Matteo 17:25).
Anche il perché del suo battesimo è probabilmente spiegato da questa Sua volontà di integrarsi con l'umanità (Matteo 3:13-15).


L’Iddio forte ha per capo Dio (Isaia 9:5, 1 Corinzi 11:3).

E’ proprio per essersi Egli fatto uomo, uomo reale, membro dell'umanità di cui ha assunto - al di fuori del peccato - tutti i caratteri di limitazione, povertà, sofferenza, sottomissione, che è scritto: “Il Capo di Cristo è Dio” (1 Corinzi 11:3).
Dio è sceso fra gli uomini, perché gli uomini possano per Lui - salire a Dio. Grande mistero d'Amore! Agostino da Tagaste ha detto: “il Figlio di Dio è divenuto figlio d'uomo, perché i figliuoli degli uomini divengano figli di Dio”.
E’ di grande valore il considerare che - oltre alla redenzione - questo Suo integrarsi ebbe lo scopo di presentare un tale abbassamento di Dio da far sì che nessuna creatura umana - quanto si voglia rovinata dal peccato o provata, afflitta dalle sofferenze che comporta la vita possa credere che Dio sia lontano o estraneo rispetto alla sua situazione.
L'apostolo Paolo ha scritto: “(Gesù Cristo) pur essendo uno con Dio, possedendo, cioè, gli attributi che fanno di Dio, Dio, non ritenne che questa eguaglianza con Dio era cosa da tenere avidamente stretta a Se, ma spogliò Se stesso di tutti i privilegi e la legittima dignità, così da assumere l'apparenza di uno schiavo, in quanto divenne simile agli uomini.
Dopo che fu così apparso in forma umana abbassò e umiliò Se stesso ancor di più e portò la Sua ubbidienza fino alla morte e la morte della croce. Perciò - a causa di essersi così abbassato - Dio lo ha innalzato in modo eccelso e Gli ha dato il Nome che è sopra ad ogni nome”.
“In tutte le loro distrette Egli stesso fu in distretta” (Isaia 63:9).


Morto per i nostri peccati in accordo con le Scritture (1 Corinzi 15:3).

La ragione essenziale dell'integrazione del Signore con l'umanità sta, dunque, nell’assoluto, imprescindibile bisogno di salvezza dell'uomo. “Il Figliuol dell'uomo è venuto per cercare e salvare ciò che era perito” (Luca 19:10). Dato che l'uomo pecca e che “Chi commette il Peccato è del Diavolo”, “Il Figliuol di Dio è stato manifestato per distruggere le opere del diavolo” (1 Giovanni 3:8). Dato che “Chi fa il peccato commette una violazione della legge (di Dio), Egli è stato manifestato per togliere i peccati” (1 Giovanni 3:4-5). Col Suo sacrificio Egli toglie dal credente la colpa e la pena del peccato che separa l'uomo da DIO. E’ per dare all'uomo l'unica possibilità di riconciliazione con Dio (nella vita e oltre la vita) che il Signore ha “percorso” l'itinerario che dalla Gloria è passato per la mangiatoia di Betleem, per le assolate strade della terra dei Giudei, ha toccato il Getsemani, si è fermato alla Croce, è sceso al sepolcro per tornare alla Gloria. Sono i peccati dell'umanità che hanno condotto il Signore su questo cammino tracciato in eterno.
E’ “il peccato del mondo” (Giovanni 1:29).
Tutti gli uomini sono inglobati nella Sua salvezza perché tutti marchiati dello stesso segno di perdizione. Coloro che - ad uno ad uno - davanti al messaggio infallibile dell'Evangelo prendono coscienza della propria perdizione e pongono in Lui la loro fede incondizionata, sono salvati. Egli non è venuto a causa dei peccati dei “poveri” o dei “ricchi”. Non è venuto a causa dei Russi o degli Americani o dei Cinesi o degli Indiani o della gente del “Terzo mondo”... o a causa di questi o di quelli ad esclusione di altri. Il messaggio evangelico è per “tutte le creature umane”.
Ci sembra sia necessario, oggi, porre di nuovo in luce queste verità antiche e immutabili, perché da certe cattedre i testi e i principi biblici vengono usati come pretesto per tirare acqua a dei mulini che macinano pula. Ascoltando certe persone quelle appunto che considerano Gesù “operaio non integrato” - sembra che l'apostolo Paolo abbia detto: “Gesù Cristo mi ha amato e ha dato se stesso PER TE”. Cioè, dopo tutto, dato che io mi trovo in questa tal categoria - sembrano dire – io e i miei amici siamo i buoni, ma voi che vi trovate in quella tal area, voi siete i veri cattivi, i nemici, i peccatori. Gesù di Nazaret è integrato con noi, ma non lo è con voi!
Or questo è realmente un torcere le Scritture. Lo ripetiamo.
“Tutti hanno peccato” (Romani 3:23).
Tranquillizziamoci ! Il Signore sa ben valutare le responsabilità. Egli è giusto Giudice.
Il Figlio di Dio si pronunziò contro le ricchezze che chiamò in genere, “ingiuste” (Luca 16:3-9). Si pronunziò contro i ricchi come lo avevano fatto - sempre! - i profeti che erano stati vere bocche di Dio (Ebrei 1:1). Un libro della Bibbia - vetusto e venusto - dice che il “povero è signoreggiato dal ricco” (Proverbi 22:7). E ciò è male. Dio sa e conosce. Dio valuta e giudica.
Perciò il Signore fece delle divine distinzioni guardando alla società umana. Ma sostanzialmente si erse contro il prodotto del cuore umano senza distinzione di categorie, classi, razze, religioni, culture, civiltà, nazionalità e ogni differenza che sia al mondo. Quale prodotto?
Il peccato: la trasgressione della Legge di Dio. “Le cose malvagie che escono dal cuore di ogni uomo contaminano l’uomo” (Marco 7:23). E’ per purificare questo “luogo” inquinato e inquinante che si aprì al Calvario la Fonte dell'espiazione divina. “Il Sangue del Figlio di Dio, ci purifica da ogni peccato” (1 Giovanni 1:7).
Questo è il punto base. Nel “discorso” divino questo vuol dire: “punto seguitando”. Perché quando si è posta la base costituita dalla giustizia di Dio, che salva il peccatore pentito e credente, si apre l'ingresso a tutte le altre “giustizia” di cui il “Padre celeste sa che l'uomo ha bisogno” (Matteo 6:8). Le forme pure e vere di sana giustizia (giustizia che investe l’uomo come singolo e in tutte le sue relazioni sociali) vengono solo da Dio.


Il tempo del moggio


E’ Dio che parla. La Sua “cattedra” esclude le cattedre umane (siano esse religiose o laico-atee) che torcono il messaggio divino, lo manipolano, lo mescolano alla tradizione religiosa, lo strumentalizzano per i propri fini e, in fondo, nella realtà lo contraddicono, lo ignorano nella sua integrità e così, lo spengono. Posporre il “kérigma” alle ideologie umane o allinearlo ad esse vuol dire spegnerlo perché viene ad essere posto sotto il moggio della interpretazione e speculazione dell’uomo.
Sembra che forse come non mai il nostro tempo sia il tempo del moggio che nasconde la luce di Dio e accende gli stoppini maleodoranti del prodotto umano senza Dio.
Attenzione!
Gian Nunzio Artini